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Spesso nei referti radiografici si legge discopatia, degenerazione del disco intervertebrale. 

Ma che cosa è la discopatia? 

Come si determina e quali sono i sintomi che ad essa si accompagnano?

In questo articolo approfondirò questo argomento.

Se ti interessa sul mio canale YouTube potrai trovare una serie di esercizi utili per ridurre e prevenire la discopatia:

Definizione

Per discopatia si intende la degenerazione del disco intervertebrale.

Il disco intervertebrale è un ammortizzatore, un cuscinetto posto tra una vertebra e la sua sottostante. La sua funzione è ridurre le sollecitazioni a cui è sottoposta la colonna vertebrale.

Il disco intervertebrale è costituito da una parte centrale gelatinosa, il nucleo polposo, costituito per l’85% di ACQUA e da una parte periferica, l’anulus fibroso che è costituito da fibre elastiche.

 

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L’usura del disco progredisce con l’avanzare dell’età del soggetto e quindi in un certo modo è da considerate un normale invecchiamento fisiologico.

Alcuni ipotizzano che i cambiamenti nella composizione del nucleo polposo siano il primum movens della degenerazione discale. Con l’avanzare dell’età si verifica un progressivo depauperamento del contenuto d’acqua del nucleo.

  • Murakami et all. hanno quantificato la variazione del contenuto idrico, passando dal 90% nel neonato e nell’infanzia, a meno del 70% nell’adulto-anziano. Il nucleo perde dunque alcune delle sue proprietà di fluido incomprimibile.

Ma perché il disco perde il suo spessore?

Non tutti sanno che i dischi intervertebrali adulti non possiedono un’irrorazione ematica; non sono cioè vascolarizzati, il carico continuativo sui dischi determina quindi la loro disidratazione. Diminuendo la quantità di acqua diminuisce anche il loro spessore.

Come descrive Kapandji nel suo libro sulla fisiologia articolare: “quando si applica una pressione sul disco intervertebrale si ottiene una fuoriuscita dei liquidi di nutrimento ed una riduzione del suo spessore”.

Condizioni prolungate di sovraccarico quali sono quelle che possono realizzarsi nelle posture fisse mantenute per lungo tempo, come per esempio stare troppo seduti, ostacolano il ricambio nutritizio e possono, a lungo termine, favorire processi di degenerazione discale (Grieco, 1986, Kapandji, 1974)

Per meccanismo inverso se si toglie pressione, come succede durante il sonno, avviene un richiamo di liquidi verso l’interno del disco e un ripristino della sua struttura.

È noto, infatti, che la statura al risveglio è circa due centimetri superiore rispetto a quella misurata al termine di una giornata lavorativa.

La reidratazione dei dischi intervertebrali può anche essere favorita utilizzando una panca ad inversione o facendo esercizi specifici.

In alcuni soggetti, la degenerazione discale si verifica precocemente e con particolare gravità ed evoluzione rapida.

Le ragioni sono spesso legate:

  • ad un eccessivo peso corporeo,
  • attività lavorative troppo usuranti,
  • vita troppo sedentaria,
  • dieta poco equilibrata povera in frutta e verdura,
  • uso eccessivo di alcolici, fumo,
  • attività sportive agonistiche protratte nel tempo (calcio, tennis, ciclismo, rugby, corsa, equitazione per esempio) che comportino eccessivi carichi e torsioni sulla colonna.
  • Talvolta fattori costituzionali possono essere all’origine (anello discale con particolare fragilità intrinseca), alcune malattie reumatiche (artrite reumatoide) possono esserne la causa.

 

I Sintomi

Una volta che il disco ha perso il suo spessore e la sua funzione di ammortizzatore si possono avere delle compressioni dei nervi e si possono generare sintomi come:

  • dolore
  • perdita di forza
  • perdita di sensibilità agli arti superiori e inferiori,
  • cervico-brachialgie
  • lombosciatalgie

Gli studi di Adams et al. (1994) hanno evidenziato che il disco, mantenuto sotto un carico compressivo di 1000 Newton (circa 102 kg forza), per due ore, si riduce  in altezza di circa mm 2.

 

Cosa fare?

  1. ridurre le compressioni sulla colonna alternando il carico allo scarico
  2. fare esercizi specifici una volta al giorno per almeno 30 minuti
  3. fare brevi ma frequenti movimenti in modo da compensare la compressione costante che viene esercitata sui dischi intervertebrali
  4. stare seduti correttamente scaricando il peso sugli ischi
  5. avere un buon tono dei muscoli addominali e del pavimento pelvico per mantenere un corretto allineamento posturale.

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